Boom dei consumi e al tempo stesso dell’
inflazione. La Cina sta sperimentando, con le dimensioni che le sono proprie, problemi tipici dell’Occidente.
Boom dei consumi e al tempo stesso dell’inflazione. La Cina sta sperimentando, con le dimensioni che le sono proprie, problemi tipici dell’Occidente.
A novembre, l’indice dei prezzi al consumo è schizzato di 6,9 punti percentuali, il record degli ultimi 11 anni. A trainare gli aumenti, il costo degli alimentari, che sono cresciuti del 18,2% risapetto all’anno precedente. Ha cominciato la carne di maiale che, oltre a essere un elemento base della cucina cinese, è particolarmente richiesta nell’anno consacrato dal calendario proprio a quell’animale. A ruota, frutta e verdura.
La novità è che per la prima volta si sono registrati notevoli aumenti anche in altri settori, come il carburante e le utilities, i cui prezzi al consumo sono saliti del 5%.
A fine 2007, l’inflazione dovrebbe attestarsi al 4,7% su base annua.
Sempre a novembre, le vendite al dettaglio sono aumentate del 18,8%. La crescita è stata di 810,5 miliardi di yuan (circa 80 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ l’aumento dei consumi maggiore dal 1999.
I due fenomeni però non appaiono così strettamente connessi, come sarebbe in un’economia di mercato matura, in cui l’aumento della domanda interna spinge in su il costo del denaro.
Il mercato interno cinese è ancora limitato rispetto alle dimensioni numeriche della popolazione e in relazione all’export.
In Cina, molto spesso, l’offerta arriva prima della domanda e concetti come “magazzino zero” e “just-in-time” non funzionano ovunque. Si produce a basso costo; da qualche parte la merce verrà piazzata.
Se è vero che l’aumento dei prezzi alimentari ha senz’altro un nesso con la richiesta interna, all’origine dell’eccesso di denaro in circolazione c’è senza dubbio il surplus commerciale della Cina, che a novembre ha toccato il quasi record di 26,3 miliardi di dollari (il record effettivo è di 27,1). Anche se le esportazioni verso gli Usa sono diminuite, il rallentamento è stato ampiamente bilanciato dalle vendite in Europa, Medio Oriente e altri mercati mondiali.
A questo punto, il governo può agire in diversi modi. Quello più probabile - e richiesto a gran voce sia dagli Usa sia dall’Europa - è un apprezzamento del renminbi più consistente di quello concesso finora, accompagnato da un taglio agli incentivi per l’export.
Giocando d’anticipo, le autorità hanno inoltre aumentato di 100 punti base la riserva obbligatoria per le banche, che dal 25 dicembre salirà dal 13,5 al 14,5%. Si attendono anche rialzi dei tassi di interesse da parte della banca centrale: 2 o 3 nei prossimi sei mesi.
Dall’inizio dell’anno, la People’s Bank ha assunto un atteggiamento più aggressivo rispetto al surriscaldamento dell’economia, aumentando per ben 10 volte la riserva obbligatoria delle banche e 5 volte il costo del denaro.