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Tiro con l'arco
录入:aclic  来源:Associna  时间:2008-3-23  【 字体: 】 〖 双击滚屏 〗

Tiro con l'arco
Domenica, 23 di Marzo del 2008 (1:04:45) di cavallo

Il tiro con l'arco, dalla guerra allo sport, la Cina ed altro.


Quando ancora l'Europa vedeva scontri fra bande armate alla bell'e meglio e spesso di bastoni acuminati e di fionde più che di spade, archi, lance vere e proprie oltre un millennio e mezzo prima dell'era cristiana, in Cina l'arcierismo era già una disciplina codificata in trattati. Gli arcieri erano integrati negli eserciti cinesi in forma organizzata: duemilacinquecento anni prima che in Occidente, nascevano a quel tempo in Cina compagnie e corporazioni di arcieri, a riprova dell'attenzione verso questa pratica, sia in termini militari che simbolici e sociali.

Nel frattempo l'arcierismo si sviluppava anche nel Medio Oriente ed in particolare in Egitto ed in Mesopotamia. Ma non sorse in quella regione, bensì dall'Estremo Oriente (Cina e Mongolia) e dalle steppe dell'Asia Centrale, sebbene l'arcierismo mesopotamico sia comunque anteriore di secoli ai primi modesti tentativi occidentali; l'arcierismo da carro in Egitto non ha alcun parallelo in Occidente fino alla tarda età romana.

Per di più, esiste una differenza sostanziale fra i primi archi asiatici e quelli europei: i primi furono fin dall'antichità archi compositi, ossia sfruttavano la tensione (moltiplicatrice della forza) dovuta alla differenza di comportamento di diversi legni o materiali assemblati assieme, in particolare il corno. Il più antico arco trovato in Europa (Danimarca) è del 5000 a.C. ed è monolitico e tutti gli studiosi accettano l'origine asiatica dell'arco composito che giunse in Europa millenni dopo.

Testimonianze dell'uso organizzato dell'arco in Cina si hanno a partire dalla Dinastia Shang (1766-1027 a.C.) e questo ha permesso a generazioni di studiosi europei di far credere che l'uso organizzato dell'arco a scopi militari (essendo quello per la caccia vecchio di almeno 50.000 anni e diffuso dalla Cina al Nordafrica, dal Medio Oriente all'Australia) sia di origine mesopotamica (1800 a.C.) o egiziana (3000 a.C.); in effetti sono solo le documentazioni archeologiche di quei luoghi ad essere più antiche di quelle cinesi, centrasiatiche e mongole.
Diverso è il discorso sull'arcierismo a cavallo che, come si dirà, non è di origine cinese: in questo caso gli Assiri lo usarono 23 secoli prima di Cristo, mentre i Cinesi si difendevano dal suo uso da parte delle popolazioni delle steppe.

In realtà durante la dinastia Shang già gli arcieri cinesi combattono a bordo di carri secondo regole all'epoca già considerate "antiche" e che gli Ittiti porteranno in Medio Oriente solo nel 1200 a.C. (ossia almeno 3-5 secoli dopo il loro uso in Cina e con la dinastia successiva, quella Zhou (1027-256 a.C.). Si hanno addirittura competizioni di arcierismo organizzate fra i nobili (con accompagnamento musicale), in cui il fine militare viene spesso superato da quello di tipo protosportivo (di status).

Nel VI secolo a.C. Sun Tzu non solo descrive l'uso più appropriato degli arcieri in battaglia nel suo trattato sull'arte della guerra, ma fa del tiro con l'arco un simbolo delle virtù umane prima di quelle militari e lo usa come esemplificazione del suo concetto di strategia.

Se in Cina gli arcieri appiedati e quelli su carri ebbero secoli, millenni di evoluzione, l'arcierismo a cavallo (come lo stesso uso del cavallo in guerra) venne invece sviluppato soprattutto alla periferia dello spazio culturale cinese Han, ossi nelle steppe centrasiatiche e in quelle mongole: esse diedero luogo a risultati mai più superati di arcierismo in movimento a cavallo e contribuirono anche all'evoluzione tecnologica dell'arco (arco mongolo).

Il tiro con l'arco ebbe una forte importanza anche nella cultura giapponese e, come in quella cinese, vi realizzò un intreccio fra tecnica, disciplina di vita e concezione spirituale. Ma in Giappone l'arcierismo non somiglia semplicemente a quello cinese, nonostante derivi da quello cinese, come molti altri elementi culturali. Esistono prove di una pratica (e di una simbologia) arcieristica in Giappone fin dal 300 a.C. (civiltà Yayoj), ed è indiscutibile che l'arco composito (diffusosi in Giappone solo dal X secolo d.C. in poi) sia stato tratto da quello cinese. L'importanza di questo arco composito di origine cinese fu tale in Giappone che fu a lungo il simbolo stesso anche dei samurai, prima che lo diventasse la spada, alias il katana.

Numerosi sono gli scritti taoisti e confuciani cinesi che sono centrati su figure di arcieri, come nel caso di quelli contenuti ne Il vero libro della sublime virtù del cavo e del vuoto di Lieh-tzu.

Numerose sono anche le leggende cosmogoniche cinesi in cui rientra il personaggio dell'arciere ed in particolare in collegamento con la dimensione celeste; in particolare è importante quella intitolata L'arciere celeste Yi ed i 10 soli. In questa leggenda i 10 soli (a loro volta figli della "madre del sole" Xihe) illuminano a turno, per ordine dell'Imperatore Celeste, la Terra, levandosi dal lago Tanggu in cui si divertivano, mentre passavano la notte fra i rami dell'immenso albero Fusang, alto migliaia di metri, che nasceva nel lago: una rappresentazione di quello stesso albero cosmogonico che ritroviamo nelle mitologie e nelle decorazioni indoiraniche e da cui trae origine la più tarda immagine dell'Albero del Giardino dell'Eden. Violando le regole dell'Imperatore Celeste, i 10 soli decidono di recarsi tutti assieme ad illuminare la Terra, provocando una serie di terribili calamità dovute al loro irraggiamento. Per questo il sovrano dei cieli invia l'arciere Yi a punirli ed egli li abbatte con le sue frecce uno dopo l'altro, risparmiando solo l'ultimo per ordine dell'Imperatore Celeste.

Nella leggenda l'arciere salva gli esseri umani, gli animali, le piante e la stessa vita sulla Terra; questo mostra la centralità della figura dell'arciere nella tradizione cinese, ma è interessante notare che il personaggio dell'arciere mitologico Yi viaggia dalla Cina, nel corso dei secoli, all'area indiana e da questa alla Grecia, dove viene rielaborato con elementi locali e di influsso mesopotamico e persino egiziano e caratterizza il personaggio altrettanto mitico di Heracles che diverrà l'Ercole dei Romani. Un personaggio troppo spesso appiattito nell'iconografia occidentale (in cui l'arco non ebbe altrettanta rilevanza nell'antichità che in Asia) sulla figura armata di clava, mentre invece in effetti Heracles è un arciere e le sue "prove" sono assai simili in alcuni casi a quelle attribuite dalle tradizioni cinesi a Yi e da quelle persiane e mesopotamiche ad altre figure mitiche similari.

Grazie allo stravolgimento operato prima dagli storici greci e poi da quelli occidentali recenti (che si perpetua ancora ad esempio nella filmografia stile "Alessandro Magno" o "I 300") che ne hanno strumentalizzato coscientemente le menzogne al fine di supportare l'ideologia coloniale moderna, siamo stati abituati a vedere i Greci come i paladini della libertà e della civiltà ed i Persiani (e gli Indiani contro cui si battè il genocida Alessandro Magno) come i campioni della barbarie, della cieca violenza, della tirannia. Nonostante la civiltà indoiranica e quella persiana siano state nettamente più avanzate in molti campi di quella greca, che la "democrazia" greca fosse riservata solo ad una minoranza di liberi e proprietari e soltanto in alcune città (certo non Sparta) e che infine città intere e fazioni politiche greche combatterono convintamente a fianco dei Persiani.

Sbiancando i Greci dai debiti che invece hanno verso le culture africane e asiatiche, l'Occidente si è lungamente riferito come modelli, non affidarono mai agli arcieri un ruolo militare (e sociale e simbolico) essenziale, mentre tale fu invece negli eserciti asiatiche, l'arciere mitologico non ebbe come tale grande fortuna in Occidente. Eppure arciere era Apollo e soprattutto arciera è Artemide (Diana per i Romani), divinità greche e romane peraltro di matrice mediorientale. I Romani addirittura rifiutavano l'arco, lo disprezzavano come "arma barbara" e gli arcieri furono per lungo tempo solo ausiliari non-Romani; solo lo scontro coi Parti asiatici (ottimi utilizzatori di tutti i tipi di arcierismo: a piedi ed a cavallo) li costrinse a cambiare idea.

Ci vollero gli scontri medievali con le forze militari musulmane, fra cui gli arcieri erano importantissimi, per rilanciare l'arcierismo in un Occidente che fra l'altro temeva che affidarsi ad esso significasse incrinare il predominio militare e di status dei cavalieri su artigiani, contadini, boscaioli, banditi, plebei (tale era l'estrazione degli arcieri in Europa) e ci vollero da un lato le terribili prove dell'efficacia degli arcieri a cavallo mongoli, ad Est, e degli arcieri appiedati inglesi dotati di archi lunghi, sul suolo francese ad Ovest, a dare nuovo senso ad un'attività che intrecciò sempre gli aspetti strettamente militari con quelli della competizione di tipo sportivo (negli addestramenti), individuale ed a squadre (da cui nacquero corporazioni comunali in varie realtà europee, dal Galles alla Svizzera, dalla Bretagna all'Umbria).

Senza tutto questo, non vi sarebbe tiro con l'arco fra gli sport moderni, che come tale vide la luce secondo la storiografia eurocentrica con le prime gare sportive organizzate in Inghilterra nel 1781 Royal Toxopholite Society, ma che invece esiste almeno dalle gare sportive cinesi della Dinastia Zhou.

Silvio Marconi

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