Intrecci e rielaborazioni negli elementi dello Zodiaco e del Capodanno Cinese
Ci sono molte fonti di informazione (anche on line), specie attorno alle date del Capodanno Cinese, per chi voglia capire meglio il sistema del calendario luni-solare, le caratteristiche ed i significati delle feste tradizionali del Nuovo Anno, sistema che non è limitato alla sola Cina, ma include Corea del Sud, Indonesia, Brunéi, Singapore, Giappone, Nepal, Mongolia. Lo Zodiaco cinese sta diventando noto e in parte di moda anche in Occidente. Lo è già in misura significativa in Russia, dove ad esempio si registra un gran successo delle vendite di topolini (di ogni materiale, dal peluche alla plastica, ma anche vivi) in rapporto con il fatto che il Nuovo Anno Cinese è l’Anno del Topo.
Eppure, anche in questo caso la scarsa conoscenza della cultura tradizionale cinese da parte degli Occidentali crea un intreccio perverso fra mode (spesso di tipo banalizzante e mercificante) e stereotipi che impedisce, invece di favorire, la comprensione e l’apprezzamento della ricchezza enorme dei riferimenti collegati e, più in generale, del fatto che la cultura cinese non è riducibile a una “unitarietà” e a una linearità artificiali.
Cosa, del resto, vera per tutte le culture, che, come ci insegnano anche Clifford e Geertz, non sono mai pure e statiche, ma sempre risultato, in divenire, di influssi differenti e rielaborazioni, ma cosa particolarmente vera proprio per culture come quella cinese, che hanno radici documentabili di almeno 7.000 anni e che quindi hanno avuto tempo e modo per essere caratterizzate da intrecci e rielaborazioni molteplici, complessi e ripetuti.
Vediamo, allora, quali sono i dodici elementi zoomorfi che di anno in anno, ciclicamente, caratterizzano il calendario cinese.
Il primo è il topo o ratto, che apre il ciclo. Topo o ratto non sono la stessa cosa, ma rappresentano le due facce del segno in modo complesso : il topo è animale di campagna, delicato, fragile e piccolo, associabile all’infanzia, prolifico e quindi simbolo di prolificità perciò “positivo”, ma dannosissimo per i raccolti, perciò “negativo”; il ratto è animale più collegato ai corsi d’acqua (e come tutto quel che è acquatico alla pioggia, in Cina), forte, quindi “positivo”, ma anche veicolo di infezioni, malattie e feroce, quindi “negativo”. Entrambi sono scaltri, ed infatti la leggenda cinese afferma che hanno “rubato” il primo posto nello zodiaco al bue, mansueto e un po’ sciocco.
Il secondo animale è appunto il bue o il bufalo. Anche in questo caso, bue e bufalo non sono la stessa cosa: il primo è animale di terra, allevato in Cina per influsso dall’Asia occidentale, associato alle colture cerealicole “secche” (miglio, orzo, poi grano) del Nord, il secondo è associato all’acqua, all’origine sud-asiatica, alle risaie, alle coltivazioni del Sud della Cina; assieme rappresentano il senso dell’unità del Paese storicamente determinatasi, ma anche laboriosità, forza paziente, produttività, civilizzazione agricola e i loro significati mutano col Taoismo, col Buddhismo, col Confucianesimo.
Il terzo animale è la tigre, simbolo di forza, di coraggio, assai più di gioia che di ferocia in Cina, anche se non mancano le associazioni con la pericolosità; rappresenta soprattutto il mondo non addomesticato (ossia non assoggettato dai contadini) delle foreste, dei luoghi non antropizzati che inizia anche appena fuori dal villaggio, ma anche la rivolta all’oppressore, alle regole inique (si veda la “leggenda della tigre” rielaborata anche dopo il 1949 e usata da Dario Fo in “Storia della tigre e altre storie”).
Il quarto animale può essere lepre, coniglio o perfino gatto; lepre e coniglio già non sono la stessa cosa, dato che la prima è associata al non-addomesticato, il secondo all’addomesticato, ed è probabile che la lepre sia l’animale originariamente prescelto nelle culture sciamaniche (di caccia e raccolta), il coniglio la sua trasformazione simbolica taoista (culture agricole), ma entrambi hanno caratteristiche di furbizia e di velocità e candore del pelo, che li associano al cielo (ed al volo cosmico) e più in particolare al cielo notturno ed alla luna (leggenda cinese del “coniglio sulla luna”). Il gatto (simbolo più recente della lepre, forse coevo al coniglio), significativamente, non è associato alla tigre (di cui pure è versione ridotta…) ma a lepri/conigli, perché le caratteristiche prese in considerazione sono la pelliccia (simbolicamente e per l’uso pratico..), l’agilità, l’astuzia prudente.
Il quinto animale è il dragone o la lucertola o il coccodrillo: il primo è simbolo di potenza divina, la lucertola e il coccodrillo (l’una animale terrestre, l’altro acquatico) sono in effetti, assieme al pesce a squame (la carpa) i veri elementi originari, sciamanici. Tutti questi animali insieme rappresentano la complessità degli intrecci culturali e rituali cinesi.
Il sesto animale è il serpente, del tutto distinto dal dragone e simboleggiante la saggezza; è un animale associato alla dimensione del mondo sotterraneo, di derivazione non siberiana ma sud e centro-asiatica con influssi africani (va ricordato che l’Homo sapiens si diffuse in Asia dall’Africa e che culture ed etnie di matrice africana sussistevano in India, in Indonesia e nella Cina Meridionale ancora 1.000 anni a.C. e lasciano le loro tracce somatiche, etniche, culturali anche nelle culture odierne, dal Bangladesh allo Sri Laka, dal Sud della Cina al Vietnam, dalle Filippine all’Indonesia).
Il settimo animale è il cavallo, che i cinesi conobbero grazie alle genti centro-asiatiche delle steppe e che porta con sé il senso che quelle genti gli dettero (forza, coraggio, velocità) ma lo vede rielaborare in Cina nell’ottica taoista prima e confuciana poi.
L’ottavo è il montone, la capra, la pecora, l’ariete, ossia in particolare il maschio dominante degli ovini o dei caprini, ben rappresentato anche nella mitologia mediorientale (è Ammone in Egitto) e associato ovunque all’acqua sotterranea delle oasi (nel Nord-africa fa sgorgare l’acqua dal suolo battendovi con gli zoccoli e la denominazione di Ammone deriva da “amn” che nelle lingue protoberbere e poi anche in greco si riferisce all’acqua sotterranea) e al potere simboleggiato dalle sue corna (il termine stesso “corna” come quello “corona” nelle lingue occidentali deriva da “krn”, protoberbero per dire “potere delle acque sotterranee”, da cui deriva anche “cairn”, che nel Sahara indica i monticelli da cui sgorga l’acqua), come si usa anche nella tradizione ebraica ripresa da Michelangelo che fa “cornuto” il Mosé.
In Cinese, del resto (secondo i dizionari online) “yàng” è omofono per i caratteri 羊 “pecora, capra”, ma capra si dice più propriamente 山羊 “shan yàng” e 阳 “principio maschile”, “principio solare”, “principio della forza attiva”.
Il nono animale è la scimmia, simbolo di origine indiana, maligna e furba, benefica e malefica, paurosa ed avventata al tempo stesso, collegata strettamente alla mitologia che poi diede vita a quel che impropriamente si definisce “Induismo” e che in effetti è un sistema di pensiero articolatissimo in devozioni a diverse e specifiche entità, “unificato” in epoca moderna e, paradossalmente, coloniale e postcoloniale.
Il decimo animale è il gallo ma pure la fenice ed esso ha a che fare con il rapporto fra suolo (coltivato ed antropizzato, ossia civiltà contadina) e cielo (costruito ad immagine della società stato-centrica contadina cinese antica), fra terra come elemento , aria e fuoco come elementi.
L’undicesimo è il cane, polivalente a seconda delle epoche, degli strati sociali e delle aree culturali della Cina (guida e aiuto per i pastori, guardia e difesa per i contadini, compagnia e status simbol per l’aristocrazia, cibo in molti casi) ma sempre simbolo di “servizio” all’uomo, quindi di fedeltà gerarchica; eppure si tratta di un segno che ha mutato radicalmente riferimento e significato nel passaggio dalla società pre-agricola (in cui era rappresentato invece dal lupo non addomesticato) a quella agricola (cane domestico), rimuovendo i sensi che aveva nella Cina più antica, come nello sciamanesimo siberiano e nelle culture delle steppe (proto-turche), del tutto opposto a quello oggi usato.
Il dodicesimo segno è il maiale, quello del 2007, ma anche il cinghiale e perfino l’orso; qui abbiamo tutta la gamma dei significati storici: l’orso è l’animale totemico siberiano per eccellenza, simbolo dello sciamanesimo e del rapporto coi defunti (in quanto antenato mitico), il cinghiale ne è la versione “ridotta” in aree meridionali rispetto alla foresta siberiana, il maiale è la versione addomesticata del cinghiale, quindi segna il passaggio in Cina dalle culture di raccolta e caccia a quelle agricole e di allevamento, la “civilizzazione”, e per questo è simbolo di prosperità, diffuso dalla Cina a molte altre aree dell’Eurasia non semitica (ossia con l’esclusione delle culture ebraica e araba, nonché di quella islamica derivata dalla seconda), come dimostra anche la forma tradizionale dei relativamente recenti salvadanai.
A questi dodici animali si associano in un ciclo di 60 anni i 5 elementi simbolici naturali, ciascuno accoppiato con un colore (ripresi anche nelle 5 mascottes delle Olimpiadi di Beijing!!!): fuoco/rosso; legno/verde, metallo/bianco, acqua/blu o nero, terra/giallo o ocra o marrone, sui quali sarebbe necessario almeno un altro articolo per riassumere significati simbolici, rielaborazioni maoiste e buddiste, influssi centrasiatici, apporti verso altre culture, ruolo nell’arte decorativa e loro evoluzione fin nella pubblicità odierna.
Inoltre, tutti gli elementi dei festeggiamenti del Nuovo Anno cinese hanno senso, come si suole dire in termini antropologici, “polimorfo”, ossia riassumono molti significati di diversa origine, assieme.
E’ il caso dell’uso del colore rosso, che è quello del sangue, ossia della vita e della fertilità femminile (sangue mestruale) nelle culture sciamaniche siberiane e in quelle degli allevatori protostorici in tutta l’Asia e l’Africa, associato con l’oro che è il colore della prosperità e del potere già nelle culture centrasiatiche protostoriche; è il caso dell’affissione in cucina delle immagini dei “geni della casa”, che derivano da tradizioni adirittura pre-taoiste.
E’ il caso anche di attività che sembrano “minori”, come giocare a majhong (a 4 giocatori) nella notte prima del Capodanno, pratica che unifica le famiglie, certo (come la tombola in Italia), ma in effetti elemento di origine divinatoria e pratica rituale per garantirsi la longevità.
E’ il caso del dragone che viene fatto sfilare/danzare, sui cui molteplici significati simbolici di cui voglio sottolineare l’esistenza di una leggenda che è un vero mito di fondazione della danza rituale che lo vede protagonista a capodanno (il testo integrale: http://www.chine-informations.com/guide/la-legende-du-nouvel-an-chinois_2067.html).
Una leggenda che include molti elementi differenti, quale il ruolo di mediatore del “vecchio saggio pescatore”, l’inversione di ruolo del dragone-fantasma (malevolo perché ucciso dagli uomini) rispetto al dragone vivo (benevolo perché onorato dagli uomini), la dimensione acquatica dell’intero contesto e del dragone, che ne sottolinea l’estraneità con il mondo sotterraneo dei serpenti (nonostante in Occidente ci si ostini ad affermare il contrario) ed il rapporto stretto invece, con i riferimenti dei pesci a squame,e il ruolo passivo rispetto all’orrore del tributo da offrire al fantasma-dragone (un neonato all’anno) del sacerdote taoista che si concentra solo sul rispetto delle regole formali.
Infine il ruolo salvifico del proprio figlio ma anche di tutta la collettività affidato significativamente ad una donna povera (e vedova, ossia senza la tradizionale “protezione” maschile) ed all’invenzione di riti nuovi, basati sul suo stesso sangue (e sul colore rosso) e sull’uso dei rumori terrificanti, che tra l’altro viene descritto proprio sulla base della vera evoluzione dei petardi cinesi, nati originariamente da pezzi di bambù scaldati (prima dell’invenzione della polvere da sparo). E la festa che tutto il villaggio fa all’eroica donna con gong e petardi è quella di una comunità ritrovata e di un ritrovato rapporto con il dragone, non più malevolo perché vinto dal sacrificio e dall’ingegnosità della donna.
E’ festa di ri-armonizzazione, basata su un sacrificio di sangue, quasi un’eucaristia, e come l’eucaristia cristiana (assai più recente), come ogni mito fondativi presentato già sotto forma di rito essa viene ripetuta nel rito ciclico, ad ogni Capodanno, nelle danze del dragone, in un intreccio di elementi di matrice sciamanica, taoista, di tradizioni degli oppressi.
Come si vede, quindi, dietro i 12 animaletti dello Zodiaco cinese c’é una complessità (che non sarebbe male valorizzare anche in termini economici) che va ben oltre le banalizzazioni delle mode di un Occidente che si ostina a credere che la cultura della Cina sia una realtà omogenea, immutabile, al massimo appiattita su Buddha o Confucio o il Tao.
Silvio Marconi
Gruppo “Il Cielo”